Il mio fisioterapista, Claudio, affermava che quando uno si rompe per bene una volta solitamente poi entra in una spirale di infortuni senza fine. Questo ovviamente non vale per gli atleti professionisti che sono super seguiti e possono fare cinque-sei ore al giorno di riabilitazione, o per chi si fa male ma non ha nulla a che fare con lo sport, perché magari è caduto col motorino o è inciampato sul gatto. Tra parentesi: è successo davvero al mio professore di biologia al liceo, che ci ha quasi rimesso una caviglia. Insomma, secondo Claudio, se a spaccarsi è invece un povero cristo che fa sport a livello dilettantistico/amatoriale, stai tranquillo diceva, che una volta ristabilitosi dall'infortunio, continuando con l'attività, è probabile che cominci per lui una via crucis, giusto per rimanere in linea con la metafora evangelica ché siamo quasi a Pasqua. E toccarsi i maroni non serve a niente, aggiungeva.
Beh, non so se avesse ragione o meno, ma di sicuro a me è successo esattamente questo. C'ha preso in pieno.
